Durante il mese di dicembre ci siamo trasferiti. Abbiamo cambiato casa pur rimanendo nello stesso comune.
A ottobre e novembre avevamo già cominciato a preparare ciò che dovevamo portare con noi e a buttare, o regalare, ciò che non ci serviva più, o non ci era mai servito davvero.
L’aspetto che più mi colpì in quei due mesi furono le ripetute espressioni delle persone che commentavano il nostro trasloco: “No, il trasloco!”, “Oh, mamma che faticaccia”, “Che stress!”.
Tutto vero, perché preparare e trasportare gli scatoloni, pianificare ogni aspetto perché la nuova casa fosse pronta, svuotare il box della casa vecchia, scoprire che avevamo accumulato, in quattro, una quantità di oggetti che basterebbero per tre generazioni, è stato stressante e faticoso, anche a livello fisico.
Tutto vero, ma ci sono tre considerazioni che mi sono rimaste da questa esperienza, peraltro l’ennesima.
Cambiare casa e in particolare trasferirci, Elena, i ragazzi e io, ha significato entrare in una casa ristrutturata di nostra proprietà e dare inizio a un percorso nuovo. Un edifico e delle stanze imbiancate da poco da riempire, come abbiamo fatto con i mobili, con i nuovi giorni delle nostre vite, con le emozioni buone e meno buone, i pianti e i sorrisi.
Giorni ed emozioni che rimarranno per sempre nella nostra casa da cui, salvo cataclismi, non ci muoveremo tanto facilmente e non solo perché ce ne siamo già innamorati ma perché ci apparterrà ogni giorno di più come noi apparterremo a “lei” ogni ora di più.
Diverrà il posto in cui tornare dopo una bella vacanza o, per i ragazzi, il luogo accogliente da raggiungere per interrompere gli studi all’estero o un lavoro, fra qualche anno.
Il secondo aspetto che mi ha fatto riflettere è quello dell’accumulo.
Mi sono reso conto che dovremmo prestare maggiore attenzione ogni volta che acquistiamo un oggetto e chiederci se davvero ci è utile. Col passare del tempo stipiamo, in ogni anfratto delle nostre abitazioni, cose che diventano obsolete in breve tempo.
Dovremmo, almeno una volta all’anno, svuotare armadi, cassetti e scatole e regalare o buttare ciò che non ci serve più o non ci è mai servito.
Infine, il terzo aspetto. Nel preparare gli scatoloni mi sono capitati in mano ricordi come fotografie, medaglie delle competizioni di atletica del liceo, vecchi scritti che mi hanno emozionato.
Mi sono ritrovato una sera alle nove inginocchiato, nel vecchio box, a rovistare tra monete e medaglie e a leggere piccoli quadernetti con brevi episodi tornati reali come se fossi in spiaggia al mare o in altri luoghi descritti e non in mezzo a sacchi neri e scatoloni.
E allora credo, ogni tanto, dovremmo andare a toccarli di nuovo questi meravigliosi ricordi.
Buon trasloco a tutti.
Con affetto
Paolo